Cats Book Tag: libri e mici.

Il nome del blog (“The cats will know“) ha un significato ben preciso (vi invito a scoprirlo nella sezione “About“) e, nel contempo, rimanda al mondo dei felini, in particolare dei miei amati gatti.
Queste adorabili bestiole dalle zampe morbide e paffute, dal muso a cuore e dal carattere spesso imprevedibile, erano venerate dagli antichi egizi, i quali li consideravano sacri.
Percorrendo la linea del tempo, nella storia della Letteratura, possiamo trovare un grande numero di “impronte” lasciate dai nostri amici a quattro zampe: basti pensare al gatto con gli stivali dell’omonima fiaba o al Gatto del Cheshire (noto ai più come lo Stregatto) che compare in “Alice nel Paese delle Meraviglie“, celebre romanzo di Lewis Carroll.


Navigando sul web, si trovano tag letterari interessanti e uno di questi si chiama proprio “Cats Book Tag“: un tag letterario perfetto per i gattofili, come la sottoscritta.
Bando alle ciance, via con le domande!

1) Maine Coon: un libro enorme

Non posso che rispondere citando il mostro sacro del post-postmodernismo,
Infinite Jest“, il mattone che David Foster Wallace ha donato all’umanità
come un Dio benevolo, con un notevole senso dell’umorismo e una discutibile predilezione per le note alle note delle note.
“Infinite Jest” è una vera e propria sfida: è il libro perfetto per chi vuole misurarsi con se stesso, mettersi alla prova e superare i propri limiti (o, come nel mio caso, un certo timore reverenziale).
Ma ho fatto un patto con me stessa: leggerò IJ solo quando avrò letto tutti gli altri scritti dell’autore, per concludere in bellezza e dire addio all’ultimo briciolo di sanità mentale rimasto.
Per ora, quindi, il mattone in questione continua a fissarmi dallo scaffale della libreria, in tutta la sua imponente autorevolezza, senza però fare troppo rumore: non è ancora il suo momento.

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Quando le dimensioni contano.

2) Sphynx: un libro adatto all’estate

L’atmosfera di un libro può renderlo adatto a essere letto in un periodo dell’anno piuttosto che in un altro: è il caso dei classici russi (Dostoevskij, Tolstoj, Gogol’, Turgenev, etc.), considerati come letture ideali durante il gelido inverno.
Per quanto riguarda l’estate, si parla spesso di libri da leggere sotto l’ombrellone, o comunque di letture leggere, fresche: capaci di coinvolgere senza risultare troppo impegnative.
Permettetemi di fare la voce fuori dal coro: non faccio distinzioni tra una stagione e l’altra, tant’è che d’estate mi è capitato di leggere mattoni come “IT” di Stephen King e libri impegnativi come “Cecità” di José Saramago.
Ad ogni modo, rispondo a questa domanda con “L’isola di Arturo” di Elsa Morante, romanzo di formazione che fece vincere all’autrice il Premio Strega nel 1957.
“L’isola di Arturo” è una poesia in prosa, un canto tenero e crudele che ha per protagonista indiscusso Arturo Gerace, il quale vive sull’Isola di Procida durante tutta l’infanzia e l’adolescenza.
Il motivo per cui ho scelto proprio questo classico del Novecento è presto detto: “L’isola di Arturo” ha il sapore del mare, il profumo di salsedine; l’atmosfera che si respira per tutto il romanzo è come una brezza marina, intensa e sfuggente.
Ma è anche un libro aspro, che sa di acredine, di sudore: così Arturo affronta il delicato passaggio all’età adulta, nel disincanto e nella disperazione, nella bellezza e nell’abbandono, nella scoperta dell’amore e in quella del tradimento.
Un romanzo sapido, capace di donare freschezza e, al tempo stesso, di trasmettere il calore del Sole sulla pelle.
Un romanzo che, verso la fine, si tinge di malinconia: come quando l’estate volge al termine.


3) Persiano: un gatto (e un autore) asiatico

Per questa domanda, ho deciso di fare uno strappo alla regola e citare non uno, ma due autori di origine asiatica: Haruki Murakami (soprannominato affettuosamente “Muri”), noto scrittore giapponese, e David Grossman, scrittore e saggista israeliano.
Ciò che accomuna questi due autori è la componente onirica, il confine – sempre sfumato, labile, evanescente – tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Murakami, a livello stilistico, opta per uno stile disomogeneo, ricco di contrasti, mescolando un senso di concretezza terrena e un senso di intangibilità eterea: nella sua scrittura, il quotidiano incontra il surreale, nell’ordinario irrompe lo straordinario.
Grossman, d’altro canto, è noto per la sua originalità stilistica, che divide nettamente l’opinione dei lettori: c’è chi lo ama e chi, al contrario, lo odia e/o non riesce a capirlo.
La scrittura di Grossman è una scrittura intimista; non tende la mano al lettore, non lo accompagna dentro la storia per svelarne il senso: sta al lettore trovare un punto di contatto e cercare da sé la “X” del tesoro. 
A causa del carattere chiuso, personale, spesso gli scritti non risultano immediatamente accessibili: è come se Grossman scrivesse solo per se stesso, isolandosi, costruendo attorno a sé una fortezza.
Ma questa fortezza non è del tutto impenetrabile: se, per una qualche affinità elettiva, il lettore trova l’ingresso nascosto e riesce ad entrare, non può che rimanere colpito dall’intensità quasi dolorosa delle parole che lo circondano.
Due titoli a testa che vi stra-consiglio, tra i miei preferiti:
– “Che tu sia per me il coltello” e “Caduto fuori dal tempo” di David Grossman
– “La ragazza dello Sputnik” e “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami

4) Bobtail: un romanzo incompiuto

Nonostante la tentazione di citare ancora una volta David Foster Wallace, per il principio della varietà, a questa domanda risposto con “Netočka Nezvanova“, opera minore del celebre scrittore russo Fëdor Dostoevskij, rimasta incompiuta a causa dell’arresto dell’autore per motivi politici.
In “Netočka Nezvanova”, Dostoevskij indaga il mondo affettivo dell’omonima protagonista: il bisogno, quasi ossessivo, di affetto; la ricerca costante di un amore che non ha mai conosciuto; la scoperta tenera e morbosa della sessualità; la violazione dell’innocenza.
Oscurato dalla fama dei titoli più noti e altisonanti (“I demoni“, “L’idiota“, “I fratelli Karamazov“, “Le notti bianche“, etc.), nonché dallo scandalo – all’epoca – del rapporto ambiguo tra la protagonista e una sua coetanea, il romanzo non è di certo tra i più celebri dello scrittore russo.
“Netočka Nezvanova” doveva essere il primo grande romanzo di Dostoevskij e, nonostante il carattere incompiuto, si possono già scorgere i germi di quelli che saranno i tratti peculiari della sua produzione: un’introspezione psicologica magistrale, un’inclinazione romantica per le situazioni tragiche, una grande lucidità nel tratteggiare il più nobile e il più torbido dei sentimenti umani.
Le componenti psicologiche che l’autore indaga nel ritratto della protagonista, ci restituiscono – seppur acerbo – il prototipo di alcuni personaggi dostoevskiani, in cerca di riscatto da una vita piena di soprusi, capaci di reagire con disperata devozione alla miseria – materiale e morale – che li circonda.
La parola chiave è “resilienza“: la capacità, in circostante avverse e contro ogni previsione, di riuscire a fronteggiare le difficoltà e gli eventi traumatici nel corso della vita.
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5) PixieBob: un libro con elementi del mondo fantastico

Al di là del realismo magico (sarebbe fin troppo scontato), “Exit West” di Mohsin Hamid è un libro dal respiro contemporaneo, il cui punto di forza sta proprio nel ricorso all’elemento fantastico: una combinazione vincente.
Edito da Einaudi nel 2017, “Exit West” tratta tematiche attualissime: la guerra, la globalizzazione (l’incontro-scontro tra culture diverse), il terrorismo, la precarietà della propria condizione, l’immigrazione e l’emigrazione.
Il grande merito di questo romanzo breve ma intenso, ricco di spunti di riflessione, è proprio quello di saper raccontare la contemporaneità da una prospettiva nuova, originale, anche grazie all’espediente dell’elemento fantastico.
Porte, semplici porte che si trasformano in portali attraverso i quali viaggiare e ritrovarsi in qualsiasi posto del mondo: non sai dove finirai, cosa c’è dall’altra parte, ma sei costretto – se vuoi vivere, se vuoi avere una possibilità – a lasciare la tua casa, la tua realtà: un salto nel buio, verso un nuovo mondo, una nuova vita da ricostruire.
Porte come elemento concreto (portali “magici”) ma anche come simbolo, metafora di qualcosa che ci riguarda tutti, perché “siamo tutti migranti attraverso il tempo“.
Hamid riesce a trasmettere questa complessità di significati raccontando la storia di un amore giovane e fragile, la storia di Nadia e Saeed, che potrebbero essere chiunque:

In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano.

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6) SnowShoe: un libro ambientato in inverno
e 7) Gatto delle foreste norvegesi: un libro ambientato nei paesi nordici 

Per queste domande dobbiamo viaggiare fino in Islanda, con Jón Kalman Stefánsson e il suo romanzo “La tristezza degli angeli“, secondo volume di una trilogia ideale iniziata con “Paradiso e Inferno” e conclusa con “Il cuore dell’uomo“.
Protagonista della trilogia è il “Ragazzo”, un giovane orfano che intraprende un epico viaggio di formazione attraverso l’inverno eterno del Nord, alla scoperta di se stesso e di ciò che si cela nel cuore degli uomini.
Se tutto comincia con “Paradiso e Inferno” e “Il cuore dell’uomo” è la meta da raggiungere, “La tristezza degli angeli” è il viaggio vero e proprio: la marcia epica attraverso l’inferno bianco, senza più punti di riferimento, senza un “prima” o un “dopo” a cui aggrapparsi; solo i piedi che affondano nella neve, la bufera incessante che contrasta il cammino, una sfida tra l’uomo e la natura – resistere, andare sempre avanti.
Questa è la storia di un uomo e di un ragazzo, due solitudini inconciliabili che si uniscono in una missione estrema nei lontani fiordi del nord.
Un ragazzo alla ricerca di se stesso e un “gigante muto” in cerca di espiazione tra i ghiacci della brughiera: sono i due protagonisti – assieme all’inverno eterno, alla neve che cade dal cielo – di questo romanzo, di questo viaggio all’origine dell’esistenza.


8) Siamese: un libro con personaggi aristocratici 

Se si potesse nominare un film, non esiterei a citare “Gli Aristogatti”: film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions, vero e proprio must per i gattofili.
Ma torniamo ai libri.
Se penso ai personaggi aristocratici che ho incontrato nel corso delle mie letture, la maggioranza appartiene alla Letteratura Vittoriana: da William Thackeray con “La fiera della vanità” ai romanzi di Charles Dickens e delle sorelle Brontë.
Come dimenticare il carattere superbo e oscuro di Sir Edward Fairfax Rochester, co-protagonista del romanzo “Jane Eyre” di Charlotte Brontë, nobile del Lancashire e padrone di Thornfield Hall!
Ma il libro che voglio considerare come risposta alla domanda è “Grandi speranze” di Charles Dickens, romanzo appartenente al genere del Bildungsroman (un tipo di narrazione che segue le vicende del protagonista durante tutta la vita, dall’infanzia all’adolescenza, fino alla piena maturità e all’età adulta).
Grandi speranze” è la storia dell’orfano Philip Pirrip – detto “Pip” – che, nel corso del romanzo, cercherà di diventare un gentiluomo e conquistare l’amore di Estella, che ama da sempre. Estella, orfana come Pip, viene adottata da una ricca signora che vive in una lussuosa dimora in rovina: Miss Havisham.
Forse il più importante tra i personaggi secondari del romanzo, Miss Havisham viene descritta come un incrocio tra una statua di cera e uno scheletro.
Il suo decadimento fisico e psicologico trova origine in un trauma di natura sentimentale: nel giorno delle sue nozze, infatti, Miss Havisham scoprì di essere stata raggirata dall’uomo che amava, il quale era interessato solo alla sua cospicua eredità.
Umiliata e tradita, Miss Havisham impazzì: fermò tutti gli orologi al momento esatto in cui aveva scoperto la frode. Da quel giorno, non uscì più di casa e non tolse mai l’abito da sposa, lasciando intatta a marcire la torta nuziale, sul tavolo del banchetto mai consumato.  In seguito, Miss Havisham adottò Estella, nel tentativo di compiere attraverso di lei la sua personale vendetta, plasmandola affinché diventasse una donna bellissima e glaciale: una macchina senza sentimenti, capace di spezzare i cuori degli uomini che si fossero innamorati di lei.
Secondario solo in parte (vista l’importanza che ricopre nello sviluppo di determinati meccanismi della narrazione), il personaggio di Miss Havisham è un fantasma, un’ombra, il cui fascino malato enfatizza l’elemento gotico nell’atmosfera generale del romanzo.

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Helena Bonham Carter come Miss Havisham nel film “Grandi speranze” del 2012.

9) Qual è il tuo autore gattofilo preferito? 

Molti sono gli scrittori gattofili: Aldous Huxley raccomandava ai suoi allievi di scrivere in compagnia di un amico felino (“Se volete scrivere, tenete vicino un gatto“); Haruki Murakami ha dedicato ai gatti il nome del jazz bar da lui gestito a Tokyo negli anni ’70 (il “Peter Cat“, che prende il nome da un gatto dello scrittore giapponese); il poeta cileno Pablo Neruda ha dedicato al gatto un’ode.
Ma a quest’ultima domanda non posso rispondere se non citando Ernest Hemingway: lo scrittore americano viveva letteralmente in mezzo ai gatti (57 per la precisione), il più famoso dei quali era Snowball.
Un tenero affetto che si nasconde sotto la scorza dura di un uomo tutto d’un pezzo.

Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra […] Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.

(“Isole nella corrente”)

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Ernest Hemingway e Snowball.
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